...in un posto pieno di bellezza, proprio così:

(Peperoncino e Sorrisone sono emozionatissimi!)
Un abbraccione a tutti i visitatori!
Un amico questa mattina mi ha segnalato via e-mail una preghiera dedicata a Maria Immacolata, Regina della Palestina.
Risale al 1920, e fu composta da Mons. Luigi Barlassina, Patriarca latino di Gerusalemme, in occasione della consacrazione della diocesi gerosolimitana alla Santa Vergine.
Non lasciatevi ingannare dal linguaggio démodé: è una preghiera molto bella, e drammaticamente attuale.
O Maria Immacolata,
graziosa Regina del cielo e della terra,
eccoci prostrati al tuo eccelso trono,
pieni di fiducia nella tua bontà e nella tua sconfinata potenza.
Noi ti supplichiamo
di rivolgere uno sguardo pietoso sulla Palestina,
che più di ogni altra regione ti appartiene,
imperocché tu l'hai aggraziata
con la tua nascita, con le tue virtù, con i tuoi dolori,
e da essa hai dato al mondo il Redentore.
Ricorda che qui appunto tu fosti costituita tenera Madre nostra
e dispensiera delle grazie;
veglia dunque con
speciale protezione sulla tua Patria terrena,
dissipa da essa le tenebre dell'errore
poiché ivi risplendette il Sole dell'eterna Giustizia,
e fa' che presto si compia la promessa
uscita dal labbro del tuo divino Figlio,
di formare un solo ovile sotto un solo Pastore.
Ottieni inoltre a tutti noi
di servire il Signore nella santità e nella giustizia
tutti i giorni della vita nostra,
affinché per i meriti di Gesù e con il tuo materno aiuto,
possiamo alfine passare da questa Gerusalemme terrena
agli splendori di quella celeste.
Così sia.

Icona della Beata Vergine Maria Regina di Palestina
«Questo è il paradosso dell'amore tra l'uomo e la donna:
due infiniti si incontrano con due limiti;
due bisogni infiniti di essere amati
si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare.
E solo nell'orizzonte di un amore più grande
non si consumano nella pretesa e non si rassegnano,
ma camminano insieme verso una pienezza
della quale l'altro è segno»
[Rainer Maria Rilke, citato da don Julian Carron all'Incontro mondiale delle famiglie, Valencia 6 luglio 2006]
Cuoredipizza ogni tanto mette in ordine qualche cassetto.
E siccome la vita è saporita, può capitare che dal marasma affiori un pezzettino di passato: una foto, una lettera, un'immaginetta...
Ieri è saltato fuori un foglio di appunti in cui tempo fa Cuoredipizza trascrisse al volo un brandello di conversazione fra Peperoncino (che all'epoca aveva 7 anni) e Sorrisone (che ne aveva 5): buffissimo "dialogo spirituale" captato per caso e subito consegnato alla carta, perché ne restasse il ricordo.
Peperoncino: «Gesù è un amico che ci ama»
Sorrisone: «Sì, ci ama e ci salva»
Peperoncino: «Giusto»
Sorrisone: «Però anche Peter Pan è un amico che ci
salva»
Peperoncino: «Ma Sorrisone, Peter Pan non esiste!»
Sorrisone: «Invece Gesù esiste, vero?»
Peperoncino: «ESISTISSIME!!!»
Sorrisone: «Però una volta non esisteva perché era
morto in croce...»
Peperoncino: «Ma sì che esisteva, infatti poi è risorto»
Sorrisone: «Gesù esiste!»
Peperoncino: «E se dici che non esiste ti meno!».


In queste ore di attesa "calcistica", trovo sul newsgroup it.cultura.cattolica un simpatico articolo di Carlo Baroni tratto da Avvenire.
È il ritratto di francese che inventò i Mondiali di calcio: cattolico convinto, ideò un torneo planetario dopo aver visto giocare soldati inglesi e tedeschi durante la Prima guerra mondiale. Sulla scia di Coubertin, intese lo sport come veicolo di democrazia
È stato il primo a capire che il mondo andava preso a calci. Come un figlio ribelle che bisogna rimettere in riga. E poi le cose sarebbero andate meglio. Il gioco del pallone strumento di pace e fratellanza. E, persino, di elevazione sociale. Quello sport che in Inghilterra era nato per far divertire quattro aristocratici annoiati, altrove poteva aiutare ad avvicinare le classi sociali. Un manifesto politico firmato Jules Rimet: un nome, una coppa. Il trofeo che si assegna ogni quattro anni e che dal 1930 al 1970 si chiamava, appunto, Coppa Rimet. Adesso è solo una sigla, Fifa World Cup.
A Theuley-les-Lavoncourt, un paesino della Francia orientale, c'è una statua con l'uomo che ha cambiato le abitudini di tre quarti dell'umanità. Più conosciuto in Sudamerica che nella sua patria. Lui che a undici anni lasciò un villaggio dell'Alta Savoia per seguire il padre che aveva trovato lavoro nella capitale. Una casa in un quartiere popolare, qualche libro da sbirciare, un mondo intero da osservare. La Parigi dell'ultimo spicchio di
Ottocento, i fermenti politici, il patriottismo che sconfina nel nazionalismo. E un gioco strano dove le nazioni possono "farsi la guerra" senza versare sangue.
Un'intuizione per Jules. Correndo e sudando sull'esplanade des Invalides dietro una palla di stracci. Per compagni di gioco i parigini senza scarpe e senza futuro. Lì, sulla rive gauche degli intellettuali e dei sogni impossibili. Jules che amava la scherma ma aveva capito che il domani si poteva dominare solo scegliendo uno sport di squadra.
Rimet è un cattolico convinto, il suo primo "undici" è quello della parrocchia di St.Pierre du Gros-Caillou. Nel calcio ci vede «uno spirito profondamente cristiano, la possibilità di avvicinare le classi sociali e di elevare moralmente e spiritualmente i più poveri». [...]
La Prima Guerra mondiale, l'"inutile strage" lo convince ancora di più dell'importanza dello sport, e del calcio in particolare, come veicolo di fratellanza. Jules non è un pacifista e sul campo di battaglia si merita la Croce di Guerra per il suo coraggio. Ma gli resta impressa la partita di calcio tra soldati inglesi e tedeschi nella Terra di Nessuno in un pomeriggio del 1914, prima di tornare in trincea.
Leggete il resto della storia su Avvenire on line...
...e FORZA ITALIA !!!!!