Quel prete là - sempre bergamasco, sempre con la barba - leggeva il brano di Vangelo in cui Gesù dice ai suoi discepoli:
«...Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno»
E i discepoli rispondono:
«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo? ...»
Allora Gesù ai Dodici: « Forse anche voi volete andarvene?»
E Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna»
Commentando, il prete immaginava un dialogo tra Gesù e ciasuno di noi; tra Gesù e un cuore di pizza, insomma:
Quarant’anni nel deserto e si lamentavano: ci fai morire di fame! E mandò la manna. Un segno evidentissimo della presenza del Mistero. Ma dopo un po’ si rompono le balle: sempre la manna! E mandò le quaglie. Ma anche quelle...
«Che cosa devo darvi ancora? La moglie, gli amici, il cuore: cosa vuoi ancora?! Ti ho dato tutto. Tutto per riconoscere l’origine e ciò che riempie veramente il tuo cuore - (Non cede. Li vuole portare lì uno a uno) - Attraverso tutto voglio darti il mio corpo, la mia carne e il mio sangue».
«Gesù, io mi fermo: mi accontento del pane, del bel tempo.., stampelline a destra e a sinistra, e ce la faccio. In fondo i regali che mi hai dato sono sufficienti a trascorrere questi anni».
Ci guarda e ci dice:
«Povero pirla ! Non ti ho messo al mondo per percorrere la vita da stampellato. Voglio vederti correre nella vita!»
Ci guarda in faccia: «Forse anche voi volete andarvene?». Una domanda così, guardate, te la fa solo uno che ti ama alla follia. E tu ?
«Signore, da chi andremo? Signore, anche noi non capiamo tutto. Non capiamo. Ma capiamo una cosa: lontano da te dove vado?»
Non è la frase che sistema tutto, la frase psicologica che chiude il cerchio: è una esperienza assoluta di certezza... Di fronte a uno che ti ama non puoi dire: ci penso su, torna domani... O resisti andando contro te stesso o cedi di schianto...»
E un cuore di pizza, forse per laprima volta nella sua vita, si è lasciato andare senza riserve ad Uno che lo amava così.
Un prete bergamasco con la barba parlava.
E un cuore di pizza, nascosto in mezzo a migliaia di altri cuori, ascoltava.
«...Vedete, il problema della fede pensiamo sempre riguardi qualcosa che non si vede. Invece è riconoscere qualcosa che c’è nella realtà. E’ quello che vedo, tocco, mangio, amo, che rende possibile il percorso della fede. E allora capite perché Carron ci rompe perché impariamo ad usare questo cuore? Abbiamo questo regalo che Dio ci ha fatto per guardare quello che accade sotto i nostri occhi paragonandolo con quello che urge nel cuore...»
E ancora:
«...Il medico intelligente non è quello che ti da duemila esami da fare. E' quello che capisce da un particolare. L’intelligenza della fede è qui: da un particolare, da ciò che accade, riconoscere quello che ci sta dietro, l’origine di ogni cosa. E' questa la sfida che Carron, la nostra amicizia, Cristo lancia continuamene a ciascuno di noi: ma tu sei disposto a cedere?...»
E un povero cuore di pizza, orgoglioso e trepido, cedette.
Domani partirò per una "tre-giorni" di Esercizi Spirituali.
Chissà se questa esperienza risuscirà ad ammorbidire il mio cuore (di pizza), a sollevare il mio sguardo, a rinvigorire il mio desiderio, e a rendere ancora più... saporita la vita!
Vi porterò idealmente con me, uno per uno.
Questa è la vittoria
che vince il mondo:
la nostra fede
«...Per il cristiano
fedele al Papa e alla Tradizione
non esiste espressione della vita
che non possa essere investita
dalla coscienza del rapporto con Cristo...»
[Don Giussani]

Non me ne vorrà la Vergine, se non le dedico il primo post di questo mese di maggio così "Suo".
E non me ne vorrà San Giuseppe, se lo "trascuro" nel giorno di una sua importante festa.
Mi permetto una parentesi ludica, perché domani Cuoredipizza e il Maritone porteranno Peperoncino e Sorrisone a Gardaland. I due monelli sono emozionatisismi e felici, non parlano d'altro da giorni!

Tratto da "Il dizionario di papa Ratzinger" di Marco Tosatti:
«...Nel 1949 Gottlieb Sohngen si pronunciò appassionatamente contro la possibilità del dogma dell'Assunta.
In tale circostanza Eduard Schlink, professore di teologia sistematica a Heidberg, gli chiese molto esplicitamente: "Che cosa farà se il dogma venisse proclamato? Non dovrebbe voltare le spalle alla Chiesa Cattolica?"
Sohngen dopo un attimo di riflessione rispose: "Se il dogma sarà proclamato, mi ricorderò che la Chiesa è più saggia di me e che io ho più fiducia in lei che nella mia erudizione"...»
A volte capita: uno si porta dentro mesi, anni di rigidità, e nemmeno se ne accorge.
Dentro il cuore alligna una ribellione sottile, che non si vede e non si sente, ma inaridisce piano piano la vita. Quando si intuiscono in sé i sintomi della durezza, si è rapidi a cambiarle nome, a censurarla e a dimenticarsene.
Tutto fila liscio, ci si sente paghi di una serenità abilmente costruita, e tenacemente mantenuta.
Poi, un giorno, senza che nemmeno si capisca bene come, si smuove qualcosa. Un'inquietudine terribile e lieta si fa strada nel cuore, e nulla basta più. Si diventa improvvisamente disposti a soffrire qualsiasi fragilità, pur di tornare ad essere veri. Vulnerabili e veri, fin quasi a piangere.
E ci si interroga sulle ragioni di quella rigidità segreta. Non se ne viene a capo (o per lo meno non da soli).
Però si ha una certezza: che non si potranno mai capire i propri "NO", se non dicendo un nuovo "SÌ".
A volte, capita...